Bocce, campioni ragazzini e hi-tech


Pubblicato da Iole il 11 Gennaio 2010 - articolo letto 177 volte

Levigate che è un piacere carezzarle, colorate che le useresti come soprammobili, disumanamente sferiche (approssimazione di pochi centesimi di millimetro). Fosforescenti, maculate come granito, a strisce, a macchie, metallizzate come carrozzerie di lusso, le ultrabocce sembrano fatte di materia aliena. Invece «è resina fenolica termoindurente, insomma la vecchia bachelite». Andrea Varzella e i suoi familiari ne fanno centomila all´anno col marchio La Perfetta. Altrettante ne produce un´altra fabbrica lì a due passi, la Super Martel. E basta. Perché tutte le bocce del mondo si fanno qui, a Berra, neanche seimila anime affacciate sul Po, tra Ferrara e Rovigo, dove sessant´anni fa un´industria plastica torinese decise di sperimentare una produzione di bocce in materiale sintetico anziché nel tradizionale legno, rilevando un´impresa locale che prima faceva volanti per auto. Andò bene, da quel primo stabilimento ne germinarono altri, e nacque una vocazione, l´unica in un paesino in cui l´evento più emozionante dell´anno è il Festival della Zanzara giunto all´ottava edizione. Ora le inscatolano (le bocce, non le zanzare) e le vendono a pacchi in Usa, in Canada, in Australia.

E non c´è praticamente crisi. «Oddìo, qualcosa abbiamo sentito anche noi. È uno sport popolare, i nostri clienti finali sono operai, pensionati. Abbiamo contenuto un po´ i prezzi, fatto sconti». Ma il fatto è che, crisi o non crisi, le bocce continuano a schioccare rumorosamente dalle Alpi al Lilibeo. Lo sport assieme più popolare e più ignorato del nostro paese, che ne è il leader mondiale: snobbato dai media, ignorato dalle tivù, fa attualmente centoventimila atleti e seicentomila dilettanti iscritti a milleduecento società, la pratica sportiva più vitale dopo il calcio. Un´impennata del 20% delle iscrizioni ai tornei negli ultimi cinque anni. «Chi pensa ancora che sia uno sport per vecchi non frequenta le bocciofile», rivendica con orgoglio il presidente della Federazione italiana bocce (e ora anche della federazione mondiale) Romolo Rizzoli, 69 anni, il suo primo lancio quando ne aveva sei.

Certo, le bocce permettono una longevità atletica notevole (nelle gare semi-pro ci si iscrive fino ai 45 anni) e questo tiene elevata l´età media. Ma c´è una nuova leva di bocciatori italiani, si vede anche dai titoli mondiali, diecimila ragazzi under-18 nei campionati ufficiali, merito forse di una nuova specialità, la navetta, evoluzione del volo (o lionese), che rispetto a quelle tradizionali (l´antica raffa e la metallica petanque) è più spettacolare e movimentata. Persino il linguaggio della politica, che ultimamente non brilla per attenzione al mondo reale, sembra aver preso atto di questi successi. Se a Umberto Bossi, anni fa, durante una faticosa votazione al Senato scappò detto «non stiamo mica eleggendo il presidente di una bocciofila», Pierluigi Bersani qualche mese fa ha ipotizzato proprio il «modello bocciofila» per il suo Pd. Il pregiudizio si ribalta, i luoghi comuni "sentono" il movimento. «Se è per questo», obietta Rizzoli, «nel linguaggio della gente normale le bocce sono da sempre un simbolo positivo: "a bocce ferme", "andare a pallino"... Purtroppo, gli sport famosi restano quelli che rendono omaggio al dio denaro».

A dire il vero, non è che le bocce siano necessariamente un gioco proletario. Intanto, undicimila fra tornei e gare producono un indotto incalcolabile, sicuramente multimiliardario. E anche le attrezzature costano. Un set professionale di quattro bocce può arrivare ai 180 euro, più la manutenzione (le bocce vanno ricalibrate ogni tanto, proprio come le gomme della macchina). La Fib ha più volte brontolato, «troppo care, effetto del monopolio di pochi produttori», ma Varzella quasi s´offende: «Abbiamo anche prodotti a prezzi popolari, sui 60 euro per quattro pezzi, magari sono un po´ meno colorate, meno alla moda, ma sempre ottime bocce: le sembrano care? E allora le racchette da tennis? Non è colpa nostra se poi i giocatori vogliono la perfezione, noi gliela diamo, ma costa. Per produrre bocce senza difetti, di peso perfetto e costante, di levigatezza assoluta, noi usiamo macchinari ad alta tecnologia costruiti in esemplari unici, apposta per noi, perché al mondo le bocce le facciamo solo noi». Arriveranno i cinesi... «Ci sono stato, in Cina. Fanno bocce, sì, ma niente a che vedere».

Altissima tecnologia e platea popolare, strano il cocktail vincente. C´è un segreto, annuisce Rizzoli: «Le bocce sono uno sport olimpico dal 1924, ma sono anche una risorsa sociale». Basta girare quest´Emilia del benessere per vedere: le bocciofile rivaleggiano con le chiese, sono in effetti cattedrali del tempo libero, calamite di aggregazione, fornitrici di benessere in una spaventosa gamma di formati: dal tai-chi allo gnocco fritto. «Siamo l´unica federazione sportiva riconosciuta dallo Stato come ente sociale. Da noi i disabili giocano da sempre nei tornei regolari. Abbiamo trovato il modo di far giocare a bocce anche i ciechi». Si gioca ormai su piste sintetiche, dove le tecno-bocce corrono come se avessero il motore dentro. Ma si gioca anche su sconnessi polverosi campi di terra battuta, o sul prato. Questo sport a tecnologia variabile, amato da Erasmo da Rotterdam e da Francis Drake, dipinto da Brueghel e cantato da Rabelais, "sente" ancora la sua ultramillenaria origine di strada. «Ci sono forse più piste da bocce che campi da calcio in Italia», insiste il presidente. Indovinate dove non ce n´è neanche una? Proprio a Berra, il paese delle ultrabocce.(La Repubblica)


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