LA BEFANA,


Pubblicato da Iole il 12 Gennaio 2010 - articolo letto 61 volte

di D. Maraini
Per il giorno della befana ho ricevuto una mostruosa strega di stoffa, dagli occhi che si fanno rossi come carboni accesi e le labbra che ghignano senza denti. Se la si stringe emette un riso cattivo, a singhiozzo. Me l’ha regalata un bambino che si chiama Benedetto e ha cinque anni. «Ti piace questo brutto pupazzo»? gli ho chiesto. E lui mi ha risposto di sì, stringendolo teneramente al petto.

Sono andata su internet per qualche informazione. Tutte le voci dicono che Befana è l’italianizzazione della parola greca epifania, ovvero apparizione. Su questo c’è un accordo generale. Sulle origini invece della festa, le interpretazioni variano. Per alcuni la brutta stracciona rappresenta l’anno vecchio che se ne va per fare posto al nuovo. Altri danno credito alla leggenda dei Re Magi: dirigendosi verso la Palestina i re si perdono in un bosco. Bussano a una casupola e chiedono la strada a una vecchia intenta a cucinare. La donna gliela indica, ma quando i re le propongono di unirsi a loro per festeggiare il Cristo appena nato, risponde che non può perché ha troppo da fare. Ma poi ci ripensa e per farsi perdonare la negligenza, decide di mettersi a volare nella notte, infilandosi nei camini per lasciare regali e dolciumi ai bambini di tutto il mondo.

La favola convince poco. Perché una vecchia che indica la strada per arrivare a Cristo dovrebbe suscitare tanto disgusto, con quei capelli bianchi sul cranio a pera, il naso adunco, il mento aguzzo, la bocca senza denti, le scarpe gigantesche da maga? E soprattutto perché va in giro con la scopa? E perché viene chiamata strega?

Come non ricordare le tante donne bruciate vive perché considerate eretiche da una Chiesa feroce e superstiziosa? La figura di questa vecchia mostruosa aggrappata alla sua scopa fa pensare piuttosto alla sovrapposizione di una favola consolatoria sopra un coagulo storico di misoginia cristiana e precristiana. In molti popoli arcaici, alla dodicesima notte dopo la festa del rinnovamento, il Natale cristiano— che a sua volta si è sovrapposto alla festa del solstizio invernale — si celebrava la morte e la nascita della natura. Demetra scompariva sotto terra per andare a cercare la figlia tanto amata, Persefone, rapita da Ade. Ma Demetra era giovane, aveva la testa coperta di fiori, due corna lunate fra i capelli e gli occhi erano chiari e luminosi, sorridenti.

La Befana di oggi sembra esprimere un lungo e difficile rapporto della società dei padri con il mondo femminile. Una donna può mostrarsi generosa solo per rimediare a una colpa. Di colpe ne ha tante, dice la tradizione, cominciando dal morso della mela che ha cacciato gli uomini dal paradiso terrestre. Il segno ormai sbiadito e irriconoscibile di quella colpa è la scopa, simbolo di servitù casalinga ma anche di libertà estrema nel momento che si mette a volare per conto proprio, verso i pericolosi prati della Signora del gioco.


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