ALICE IN THE WONDERLAND


Pubblicato da Iole il 26 Febbraio 2010 - articolo letto 84 volte

Per gli appassionati duri e puri del 3D, per gli spettatori ipertecnologizzati che dal cinema pretendono solo teorie ininterrotte di paesaggi panoramici o di oggetti che dallo schermo sembrano arrivarti addosso, Alice in Wonderland di Tim Burton - dal prossimo 3 marzo nelle sale di tutto il mondo - potrebbe rivelarsi una delusione: l’uso che il regista fa del tridimensionale è sobrio, e la potenza della visione con gli occhialoni viene utilizzata quasi esclusivamente nelle scene di battaglia, o per esaltare le spettacolari, gotiche scenografie create dall’autore.

Ma da parte di chi invece crede nel potere della fantasia, e non solo alla magia del computer, il giudizio è più articolato. Ad attrarre il pubblico potrebbe essere, in primo luogo, la potenza visiva del mondo ricreato da Burton; o la lettura femminista, dark e in un certo senso "politica" del romanzo che traspare dal film; o il modo efficace in cui sono ricreati alcuni dei personaggi scritti da da Lewis Carroll. Ad esempio il clownesco, malinconico ed emotivamente fragile Cappellaio Matto interpretato dalla star Johnny Depp; o l’irresistibile Stregatto tutto digitale, che appare e scompare quando meno te lo aspetti. E infatti, ieri sera a Roma, all’anteprima riservata alla stampa, sono proprio questi due stralunati eroi ad essere apprezzati maggiormente dalla platea. In una proiezione conclusa con un applauso, anche se non fragoroso e non uniforme.

La storia. Disney aveva giò portato sullo schermo Alice nel paese delle meraviglie, in versione cartoon, nel lontano 1951. Quasi sessant’anni dopo, la vicenda viene ricreata dalla casa di Topolino, ma con intenti assai diversi: la regia viene affidata a un visionario anarchico come Tim Burton, che la reinventa completamente. Il coloratissimo mondo a cui eravamo abituati si chiama qui Sottomondo, ed è noir e dark a più non posso: colpa della cattiva Regina Rossa (Helena Bonham Carter, bravissima), che ha usurpato il regno da sua sorella la Regina Bianca (una Anna Hathaway troppo leziosa), e che governa col terrore. E’ a questo universo onirico che una Alice ormai diciannovenne (l’australiana Mia Wasikowska) torna: ritroverà il suo amico Cappellaio, lo Stregatto e gli altri personaggi. E si trasformerà in guerriera affinché trionfi la giustizia. Il tutto con elementi tratti da entrambi i libri di Carroll:
Alice e Attraverso lo specchio.

I temi. Questa eroina quasi adulta, questa ragazza che diventa guerriera e che decide di non permettere a nessuno di decidere per lei sulla propria vita, è effettivamente assai più femminista, e consapevole, delle Alice fin qui portate sullo schermo. "Finora ha spiegato Burton - è sempre stata una ragazzina passiva - qui invece è diverso. La protagonista si trova in un’età a metà strada tra l’adolescenza e l’età adulta". Ma c’è un altro aspetto interessante: l’esaltazione dell’aspetto, diciamo così, "politico", nella battaglia di chi vuole la pace contro chi vuole il terrore. Una chiave di lettura, questa, confermata da uno dei produttori, Joe Roth: "E’ una sorta di allegoria politica - ha spiegato - questi personaggi non sono pazzi, in realtà sono rivoluzionari".

Il 3D. L’utilizzo sobrio che Burton ha deciso di farne è già evidente dal fatto che il film è stato girato in 2D, e poi "ripassato" con la tecnologia tridimensionale. Non siamo di fronte, quindi, a un’opera-manifesto delle potenzionalità della visione con occhiali (come invece è Avatar). Ma quando il 3D c’è, è comunque efficace. Sempre sul fronte effetti speciali, grande spiegamento di mezzi per i personaggi in carne e ossa: alla Regina Rossa sono state duplicate le dimensioni della testa; Johnny Depp ha gli occhi grandi il doppio rispetto al naturale, e il volto cambia colore ogni volta che le sue emozioni mutano.

La polemica (già chiusa...). Grande scalpore, nei giorni scorsi, aveva fatto il boicottaggio della pellicola annunciato dalla catena europea Uci-Odeon, infastidita dalla decisione Disney di ridurre a solo 12 settimane (di solito sono 17) l’intervallo tra l’uscita in sala e quella in homevideo. Ma ieri il compromesso è stato raggiunto: secondo fonti ben informate, ci si è accordati su 14 settimane, e sulla fornitura di un pacchetto di blockbuster estivi che comprende Prince of Persia, Toy Story 3 e L’apprendista stregone.

La critica. Negli Usa non tutti i recensori hanno apprezzato il film: Variety, ad esempio, lo ha giudicato a tratti delizioso, ma per il resto troppo simile a tanti altri film d’azione dell’era digitale. E dunque, con gli specialisti divisi tra favorevoli e contrari, il giudizio finale spetta - davvero - al pubblico. (Repubblica)


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